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Visitare Zahara de la Sierra: accogliente Pueblo Blanco

Il bel paese di Zahara de la Sierra, oltre ad essere accogliente è un borgo che ha tanto da vedere sia a livello storico, sia a livello paesaggistico. Questo è un paese bianco della provincia di Cadice e come gran parte dei Pueblos Blancos, anche Zahara predomina la Sierra de Grazalema dall’alto della propria cima.

–> Se preferite un viaggio organizzato è disponibile questa visita guidata dei Paesi Bianchi + Ronda partendo da Siviglia.

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Il lago artificiale di Zahara e il paesino bianco.

Cosa vedere a Zahara de la Sierra

Tre sono le cose che caratterizzano più di ogni cosa Zahara de la Sierra: il castello, la chiesa de Santa Maria de la Mesa e il bacino artificiale sulla quale si affaccia. Un paesello con meno di 2.000 abitanti che nonostante l’oggettiva bellezza non ha ancora avuto un proprio boom turistico, come può essere successo ad altri paesi bianchi della Provincia di Cadice.

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Zahara immersa nella Sierra de Grazalema.

Oggi questa località vive ancora dell’agricoltura anche se sempre più si stanno moltiplicando i servizi per il turista, soprattutto per quanto riguarda il turismo rurale e d’avventura. Nel comune si Zahara, infatti, oltre alla visita culturale del patrimonio è possibile praticare trekking, kayak, passeggiate a cavallo, tour con 4×4 e tanto altro.

Vedi anche –> Tour de los Pueblos Blancos + Ronda

Vedi anche –> I più bei Paesi Bianchi della provincia di Cadice

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Un tè con una fantastica vista.

Il castello di Zahara de la Sierra

Il paese conserva ancora oggi tanti elementi medievali, tipici dell’epoca mora. Di questi, il castello è sicuramente il bene più appariscente grazie alla conservata torre del Homenaje, alla muraglia e alla porta semidistrutta dai francesi nel 1812.

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La Torre del Homenaje dominando il paesaggio.

Il castello è d’epoca Nasride e da qui si può ben capire l’importanza strategica di questo punto. Dall’alto della torre, infatti, si domina tutto il paesaggio. Si potrà apprezzare il bacino artificiale sottostante in primissimo piano con le case bianche lanciandosi verso di questo e in lontananza i paesi di Olvera e Algodonales.

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All’interno della Torre.

Un’altra testimonianza importantissima sono i resti della Primitiva Chiesa de Santa María de la Mesa, costruita sulle ceneri della moschea di Zahara de la Sierra.

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La muraglia di Zahara de la Sierra.

La Chiesa di Santa Maria de la Mesa

Questa Chiesa barocca del XVIII secolo è sicuramente uno degli edifici religiosi più apprezzabili di Zahara de la Sierra e di tutti i paesi bianchi in provincia di Cadice. L’intero edificio è marcato da due stili, appunto il rigoglioso barocco e il semplice neoclassico. Questa chiesa si affaccia alla piazza centrale del paese ed è un imprescindibile del paese.

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La chiesa di Santa Maria de la Mesa.

Il bacino artificiale di Zahara de la Sierra

Questo lago artificiale è sicuramente il protagonista delle foto del paese di Zahara. Vedere l’abitato bianco in cima a questo verdastro specchio d’acqua è qualcosa che lascia senza fiato. Oltre ad essere importantissimo per quanto la regolazione idrica della Provincia di Cadice, questo bacino è ormai una risorsa turistica.

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Una risorsa fondamentale di Zahara.

Non solo paesaggisticamente è molto apprezzabile, bensì come anticipato anche come area dove svolgere attività. È possibile fare un bagno nel lago artificiale, per esempio, dalla vicina spiaggia del Río Arroyomolinos (un affluente del lago). Inoltre sarà possibile fare kayak nello stesso corso d’acqua e intraprendere passeggiate nella verde Sierra di Grazalema e scoprire specie endemiche e uniche come il “pinsapo”, ovvero l’abete di Spagna.

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Zahara de la Sierra è da dipingere.

Ricreazione storica di Zahara de la Sierra

Imperdibile è sicuramente a fine ottobre la ricreazione storica della conquista cristiana del paese Zahara de la Sierra. Un paese che si trasforma in un borgo mussulmano, con decine e decine di abitanti vestiti come fossero in un paesello del Marocco. In un’atmosfera come questa si presentano i cristiano per riconquistare il borgo.

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I mori proteggendo il borgo.

Da sottolineare appunto le decorazioni, i dettagli e l’implicazione della gente locale. Passeggiare a Zahara durante la ricreazione storica ti trasporterà veramente in un’altra epoca.

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La ricreazione storica di Zahara.

Dove dormire a Zahara de la Sierra

Zahara de la Sierra è sempre più turistica e per questo non sarà difficile trovare un alloggio in questo paese. Quelle più presenti sono agriturismi e case rurali. Se cercate però qualcosa di diverso, di seguito propongo tutti gli hotel in offerta in provincia di Cadice.



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Cosa vedere a Zahara de la Sierra (Cadice)

  • Il Castello di Zahara
  • La chiesa primitiva di Santa Maria de la Mesa
  • La chiesa di Santa Maria de la Mesa
  • Il bacino artificiale
  • La ricreazione storica
  • La spiaggia del río Arroyomolino

Per consigli personalizzati o per organizzare una visita a Zahara de la Sierra potete scrivermi ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilate il seguente form:

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I Patrimoni Unesco d’Andalusia (materiali ed immateriali)

In un mondo nella quale gran parte delle scelte sono standardizzate, anche il settore culturale si è munito della propria certificazione di garanzia, il marchio Unesco.

L’Andalusia è una delle regioni spagnole con il più elevato numero di Patrimoni Unesco: SEI, alcuni molto famosi, altri meno.  A questi però bisogna aggiungere i TRE patrimoni immateriali, ovvero quelli che rappresentano e caratterizzano la cultura e gli usi della regione. Al giorno d’oggi i riconoscimenti Unesco materiali per i paesi europei hanno rallentato il proprio ritmo, data la grande differenza quantitativa con gli altri continenti del mondo. Per questo motivo, tutte le nuove candidature andaluse, come la Cattedrale di Jaén o il parco archeologico di Medina Azahara, non avranno vita facile.

I patrimoni Unesco materiali in Andalusia:

1. Alhambra, Generalife y Albaicín (Granada – 1984, ampliato nel 1994): il complesso monumentale dell’Alhambra e del Generalife è il bene culturale più visitato della Spagna con 2,4 milioni di visitatori all’anno. Se a questo si aggiunge il meraviglioso quartiere d’origine araba dell’Albaicín scopriamo il perchè di questo riconoscimento Unesco.

Il famosissimo Patio de los Leones nell’Alhambra di Granada.
Il famosissimo Patio de los Leones nell’Alhambra di Granada.

Situati su due colline adiacenti, l’Albaicín e l’Alhambra rappresentano il centro medievale di Granada, che domina la città moderna. Nella parte orientale della fortezza e residenza reale dell’Alhambra si situano i meravigliosi giardini del Generalife, case di campagna degli emiri che governarono questa parte della Spagna nel XIII e XIV secolo. Il quartiere Albaicín conserva una ricca serie di costruzione more armoniosamente fuse con l’architettura tradizionale andalusa.” (UNESCO/ERI)

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Vista dell’Alhambra dalla Plaza de San Nicolas nell’alto Albaicin.

 

2. Centro Storico di Córdoba (Córdoba – 1984, ampliato nel 1994): erroneamente spesso si pensa che a Córdoba, solamente la Mezquita-Cadetral sia Patrimonio Unesco. Invece in questa città sulle sponde del Guadalquivir, tutto il nucleo storico è stato insignito con il sigillo Unesco.

I fantastici archi della Mezquita-Catedral di Córdoba.
I fantastici archi della Mezquita-Catedral di Córdoba.

Il periodo di gloria di Córdoba iniziò nell’ottavo secolo dopo la conquista moresca, quando vennero costruiti circa 300 moschee e innumerevoli palazzi ed edifici pubblici. Lo splendore della città, arrivò a rivaleggiare con le ben più grandi Costantinopoli, Damasco e Baghdad. Nel XIII secolo, ai tempi di Ferdinando III, la grande moschea è stata trasformata in una cattedrale cristiana e vennero costruiti nuovi edifici difensivi come la Torre Fortezza della Calahorra e l’Alcazar de los Reyes Cristianos.” (UNESCO/ERI)

Córdoba dall’alto, dall’Alcazar de los Reyes Cristianos.
Córdoba dall’alto, dall’Alcazar de los Reyes Cristianos.

 

3. Cattedrale, Alcázar e Archivo de Indias di Siviglia (Siviglia – 1987): forse il centro storico di Siviglia, come quello di Córdoba, meriterebbe di essere riconosciuto totalmente dall’Unesco. In questo momento, però, solo questi tre monumenti sono inclusi nella prestigiosa lista. In verità Siviglia si è avvicinata più alla perdita del riconoscimento Unesco che all’ampliamento (vedi 5 cose che non sapevate di Siviglia).

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Il Patio delle Donzelle nella Real Alcazar di Siviglia.

Questi tre edifici formano un notevole complesso monumentale nel cuore di Siviglia. La Cattedrale e l’Alcázar sono due eccezionali testimonianze della civiltà almohade e della Siviglia cristiana, la cui arte è stata molto ricca di influenza moresca dalla riconquista della città (1248), sino al XVI secolo. Il vecchio minareto della Giralda, prestigiosa opera d’architettura almohade, si trova lungo un lato della Cattedrale. Questa chiesa dalle cinque navate è il più grande edificio gotico in Europa e ospita la tomba colossale di Cristoforo Colombo (una delle varie). Nel vecchio mercato, che è diventato Archivo de Indias, sono conservate preziosissime risorse documentarie delle colonie spagnole in America.” (UNESCO/ERI)

La Giralda e la Cattedrale di Siviglia, alla sinistra si situa l’Archivo de Indias.
La Giralda e la Cattedrale di Siviglia, alla sinistra si situa l’Archivo de Indias.

 

4. Parco Naturale di Doñana (Huelva, Siviglia, Cadice – 1994, ampliato nel 2005): tutti non sanno che i patrimoni Unesco possono essere culturali, naturali o misti. L’unico Patrimonio Naturale riconosciuto dall’Unesco in Andalusia è questo spazio protetto (vedi I Parchi Naturali d’Andalusia) che si sviluppa lungo il fiume Guadalquivir, il principale asse geografico della regione.

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La biodiversità del Parco Nazionale Doñana.

Situato in Andalusia, il Parco di Doñana occupa la riva destra della foce del fiume Guadalquivir, vicino alla sua immissione nell’Atlantico. È noto per la varietà dei suoi biotopi: lagune, paludi, macchia, macchia mediterranea e dune mobili e permanenti. È l’habitat di cinque specie di uccelli in via di estinzione, ha una delle più grandi popolazioni di aironi nella regione mediterranea e serve come rifugio invernale a più di mezzo milione di uccelli acquatici.” (UNESCO/ERI)

Il Parco Naturale Doñana prima lungo l'Atlantico.
Il Parco Naturale Doñana lungo l’Atlantico.

 

5. Arte rupestre dell’arco mediterraneo della Penisola Iberica (Jaén, Almeria, Granada – 1998): sicuramente è il patrimonio Unesco presente in Andalusia meno conosciuto. Un’onorificenza condivisa con altre regioni della Spagna e che troviamo in tre province andaluse: 42 siti in provincia di Jaén, 25 siti in provincia di Almeria e 2 siti in provincia di Granada.

La raffigurazione di una testa di cavallo nella Grotta de Ambrosio (wikipedie.es).
La raffigurazione di una testa di cavallo nella Grotta de Ambrosio (wikipedie.es).

Situati lungo la costa mediterranea della penisola iberica, questi siti di arte rupestre risalgono alla fine della preistoria. Costituiscono un gruppo di eccezionale importanza, nella quale viene mostrato una fase cruciale di sviluppo degli esseri umani attraverso dipinti che, per il proprio stile e  tema, sono unici nel loro genere.” (UNESCO/ERI)

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L’indalo, disegno rupestre divenuto il simbolo della Provincia d’Almeria.

 

6. Complesso monumentale rinascimentale di Úbeda e Baeza (Jaén – 2003):  è il penultimo patrimonio materiale riconosciuto in Andalusia. Úbeda e Baeza testimoniano il bellissima ma semi-sconosciuto patrimonio culturale della provincia di Jaén. Nello specifico, in questi due paesi, risaltano i monumenti rinascimentali.

La Sacra Capilla del Salvador e il Palazzo di Deán Ortega nella principale piazza di Úbeda.
La Sacra Capilla del Salvador e il Palazzo di Deán Ortega nella principale piazza di Úbeda.

La configurazione urbana delle due piccole città di Úbeda e Baeza nel sud della Spagna risale al periodo della dominazione araba (IX secolo) e della Riconquista (XIII secolo). Nel XVI secolo, entrambe le città hanno sperimentato significativi cambiamenti, effettuando ristrutturazioni ispirate allo stile del Rinascimento. Queste trasformazioni urbane erano dovute all’introduzione in Spagna di nuove idee umanistiche procedenti dall’Italia ed hanno esercitato una grande influenza sull’architettura dell’America Latina.” (UNESCO/ERI)

L’Hospital de los Honrados Viejos del Salvador di Úbeda.
L’Hospital de los Honrados Viejos del Salvador di Úbeda.

 

7. Il complesso dei Dolmen di Antequera (Malaga – 2016): è l’ultimissimo Patrimonio Unesco ricnosciuto in Andalusia. Grazie ad un fantastico sforzo del comune, i Dolmen, il Torcal e la Peña de los Enamorados sono entrati a far parte della ristretta selezione di beni Unesco.

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L’entrata al Dolmen di Manga.

Located at the heart of Andalusia in southern Spain, the site comprises three megalithic monuments: the Menga and Viera dolmens and the Tholos of El Romeral, and two natural monuments: La Peña de los Enamorados and El Torcal mountainous formations, which are landmarks within the property. Built during the Neolithic and Bronze Age out of large stone blocks, these monuments form chambers with lintelled roofs or false cupolas. These three tombs, buried beneath their original earth tumuli, are one of the most remarkable architectural works of European prehistory and one of the most important examples of European Megalithism.” (UNESCO/ERI)

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Il paesaggio carsico del Torcal di Antequera.

 

I patrimoni Unesco immateriali in Andalusia:

1.  Il Flamenco (2010): questo genere musicale tipicamente andaluso è stato riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Immateriale dell’Umanità. Uno stile musicale che va oltre al canto e al ballo e che ha proprie radici culturali legate fortemente con il territorio e con le popolazioni che hanno vissuto in Andalusia: mori, ebrei, gitani.

Camarón de la Isla, uno dei simboli del Flamenco andaluso.
Camarón de la Isla, uno dei simboli del Flamenco andaluso.

Il Flamenco è un’espressione artistica risultante dalla fusione di musica vocale, l’arte della danza e l’accompagnamento musicale, chiamati rispettivamente “cante, baile y toque”. Il luogo di nascita del Flamenco è la regione dell’Andalusia, nel sud della Spagna, anche si è radicato in regioni come Murcia ed Estremadura. Il canto Flamenco viene interpretato solitamente da una unica persona seduta, che può essere un uomo o una donna. Questo esprime una gamma di sentimenti e stati d’animo sinceri (dolore, gioia, tragedia, piacere, paura), attraverso testi espressivi caratterizzati dalla brevità e semplicità. “El baile Flamenco” è una danza di passione e corteggiamento, esprime anch’essa una gamma di emozioni, che vanno dalla tristezza alla gioia. La sua tecnica è complessa e l’interpretazione è varia a seconda di chi lo interpreta: se un uomo si danza con grande forza, utilizzando principalmente i piedi; e se una donna potrà apportare movimenti più sensuali. Il tocco di chitarra Flamenco ha evoluto il suo ruolo originale d’accompagnamento al canto. La musica è composta da altri strumenti come le nacchere, le mani ed i tacchi. Il Flamenco è interpretato in occasione della celebrazione delle feste religiose, di rituali, di cerimonie e delle feste private. È un segno d’identità di molti gruppi e comunità, in particolare la comunità gitana, che ha svolto un ruolo fondamentale nella sua evoluzione. La trasmissione del Flamenco viene eseguita entro le dinastie di artisti, famiglie, club di flamenco e gruppi sociali, che svolgono un ruolo chiave nella conservazione e la diffusione di quest’arte.” (UNESCO/ERI)

 

2. La dieta Mediterranea (2010, ampliato nel 2013): la gastronomia è un elemento che caratterizza l’Andalusia. Come in tutti gli altri stati del bacino del Mediterraneo che fanno parte di questo riconoscimento Unesco, la dieta andalusa ha degli aspetti di valore non solo dal punto di vista nutritivo e salutare, bensì anche culturale e sociale.

Il salmorejo: un piatto cordobés che ben rappresenta la dieta mediterranea.
Il salmorejo: un piatto cordobés che ben rappresenta la dieta mediterranea.

La dieta mediterranea è costituita da un insieme di conoscenze, abilità pratiche, riti, tradizioni e simboli relativi a coltivazioni e colture agricole, alla pesca e zootecnia, oltre al modo di conservare, trasformare, cuocere, condividere e consumare il cibo . L’atto di mangiare insieme è uno dei fattori fondamenti dell’identità e della continuità culturale delle comunità del bacino del Mediterraneo. È un tempo di scambio sociale e di comunicazione, così come l’affermazione ed il rinnovo dei legami che costituiscono l’identità della famiglia, gruppo o comunità. Questo elemento del patrimonio culturale immateriale mette in evidenza i valori di ospitalità, buon vicinato, il dialogo interculturale, la creatività e un modo di vita che è guidato dal rispetto per le diversità. Svolge inoltre un ruolo fondamentale nel fattore della coesione sociale in spazi culturali, sagre e feste, riunendo persone di tutte le età, classi e condizioni sociali. Esso copre anche settori come l’artigianato e la produzione dell’imballaggio, lo stoccaggio e il consumo di alimenti, come i piatti in ceramica ed i bicchieri. Le donne svolgono un ruolo fondamentale nel trasferimento di competenze e conoscenze legate alla dieta mediterranea, salvaguardando le tecniche culinarie, rispettando i ritmi stagionali, conservando le festività del calendario e trapassando i valori di questi elementi alle generazioni future. Nel frattempo, i mercati alimentari locali svolgono un ruolo chiave come centri culturali e luoghi di trasmissione della dieta mediterranea nella pratica quotidiana degli scambi, favorendo l’armonia e rispetto reciproco.” (UNESCO/ERI)

La colazione salata è una delle caratteristiche della dieta andalusa.
La colazione salata è una delle caratteristiche della dieta andalusa.

 

3. La festa dei cortili di Córdoba (2012): è una delle feste del ricchissimo mese di Maggio di Córdoba. Con questa iniziativa, oltre al concorso del patio più bello, si vuole celebrare l’importanza che ha avuto il ruolo del “vicinato” nella storia di Córdoba e delle città andaluse in generale (vedi I cortili di Córdoba: molto più che una festa di fiori)

Uno dei cortili vincitori del concorso nel 2015.
Uno dei cortili vincitori del concorso nel 2015.

Ai primi di maggio, e per dodici giorni si svolge a Córdoba la festa dei cortili. Le corti sono abitazioni collettive abitate da diverse famiglie o gruppi di singole abitazioni, che hanno un cortile comune e si trovano nel centro storico della città. I cortili sono decorati con innumerevoli piante di molteplice varietà attentamente e gradevolmente disposte. Il festival comprende due eventi principali: il Concorso dei Patios e il Festival del Patio de Córdoba. I premi della competizione sono stabiliti a seconda delle varie piante e decorazioni floreale dei cortili, oltre all’ulteriore premio per le recinzioni ed i balconi. I cortili partecipanti al concorso sono aperti al pubblico durante tutta la durata dell’evento. Questo spettacolo è organizzato principalmente in Patios più grandi, dove vengono interpretate le canzoni e la musica popolare di Córdoba, soprattutto canti e balli Flamenco. I vicini, insieme alle loro famiglie e agli amici si riuniscono per decorare le terrazze, che diventano luoghi d’intrattenimento ed una festa collettiva in cui tutti mangiano e bevono assieme. Il Festival del Patio de Córdoba, invece, promuove il ruolo del cortile come un luogo d’incontro interculturale e incentiva un modo di vita sostenibile, basato sulla creazione di forti legami sociali, le reti di solidarietà e di scambi tra i vicini, stimolando l’acquisizione delle conoscenze e il rispetto per la natura.” (UNESCO/ERI)

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Insegna commemorativa del riconoscimento Unesco: Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Per maggiori info potete scrivere ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilare il seguente form:

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Olvera: scorci nell’entroterra della provincia di Cadice

Olvera è uno dei paesini più suggestivi d’Andalusia, si ubica in provincia di Cadice, ma traccia il confine con la provincia di Siviglia. Questo piccolo nucleo di casette bianche, a 110 Km dalla città di Siviglia e 130 Km da Cadice, è una delle papabili mete per il tour de los Pueblos Blancos della provincia. Una tranquilla cittadina bianca, arroccata su di un colle dal quale spuntano due esempi culturali opposti: la chiesa parrocchiale cristiana e l’antico castello mussulmano.

Vedi anche –> Tour dei Paesi Bianchi più belli

–> Se preferite un viaggio organizzato è disponibile questa visita guidata dei Paesi Bianchi + Ronda partendo da Siviglia.

Cosa vedere ad Olvera:

Infatti Olvera, nell’arco della storia, fu un avamposto abbastanza rilavante già a partire dall’epoca romana. Plinio, per esempio, citava a suo tempo Olvera nei propri documenti con il nome di Hippa o Hippo Nova. Come spesso accade in Andalusia, una volta abitato un luogo, difficilmente si abbandona. Per questo motivo, su questo colle si instaurarono tutte le civiltà conquistatrici della regione.

Cosa vedere a Olvera - torre
La torre del Homenaje del Castello arabo.
Cosa vedere a Olvera - stradina
Una tipica stradina scoscesa del paese.

Una testimonianza molto importante del passaggio del Sultanato nasride di Granada in questa terra collinare sono il Castello arabo del XII secolo d.C. con la conservata torre del Homenaje e la Muraglia mussulmana. Quest’ultima racchiude il rilevante quartiere storico di Olvera, quello chiamato “La Villa”, con il suo caratteristico intreccio di stradine scoscese  tipico della tradizione islamica.

Vedi anche: I migliori Castelli d’Andalusia

Cosa vedere a Olvera - sierra
Olvera vista dal basso, dalla pista ciclabile.

Anni dopo la riconquista cristiana, si costruì la più importante testimonianza cattolica di Olvera: la Chiesa neoclassica de Nuestra Señora de la Encarnación del XVIII secolo. La chiesa, come il Castello sono i due monumenti che maggiormente distaccano dal profilo omogeneo di case bianche. Dai punti più alti della città è possibile ammirare delle bellissime vedute, dove le candide costruzione e la coltivazione dell’ulivo interrompono il paesaggio serrano della Sierra de Cádiz.

Cosa vedere a Olvera - paesaggio
Una delle fantastiche viste dalla cima del paese.

Al fondo della vallata, si ubica un’altra risorsa del paese, la pista ciclabile chiamata Via Verde de la Sierra. Una greenway che parte proprio da Olvera e che percorre l’antico sedime ferroviario sul quale il treno non ha mai percorso neanche un metro.

Cosa vedere a Olvera - La Via Verde della Sierra che collega Olvera a Puerto Serrano.
La Via Verde della Sierra che collega Olvera a Puerto Serrano.

Infatti, questo tramo della linea ferroviaria (ora pista ciclabile) di 36 Km che collega Olvera con Puerto Serrano (El Coronil), attraversando anche alcuni comuni della provincia di Siviglia, fu costruita con scopi militari agli inizi del XIX secolo. La guerra civile però, interrompe i lavori, che non furono mai più ripresi data ormai l’inutilità dell’infrastruttura.

Cosa vedere a Olvera - Uno dei paesaggi riscontrabili sulla Via Verde de la Sierra.
Uno dei paesaggi riscontrabili sulla Via Verde de la Sierra.

Con il nuovo secolo, il tracciato cambiò con successo la propria funzione ed oggi è considerata una delle Vias Verdes migliori della regione per quanto riguarda i servizi turistici ed il patrimonio paesaggistico.

Dove dormire a Olvera

Le esigue dimensioni di Olvera fan si che non ci siano molte strutture ricettive. Qui comunque è possibile osservare tutti gli alloggi disponibili in questo paese bianco. Di sotto, invece, si presntano tutti gli hotel in offerta in provincia di Cadice.



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Cosa vedere a Olvera (Cadice):

  • Il Castello arabo
  • La Muraglia mussulmana
  • La Chiesa de Nuestra Señora de la Encarnación
  • Il quartiere de La Villa
  • La Via Verde de la Sierra

Per maggiori informazioni turistiche su questa località è possibile visitare la pagina turistica comunale di Olvera. Per consigli personalizzati o per organizzare una visita non dubitate a scrivere ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilare il seguente form:

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Vejer de la Frontera: un romantico paesino con l’Atlantico a portata di mano

In provincia di Cadice (Cadiz) si ubica uno dei paesini più suggestivi d’Andalusia. Vejer de la Fontera è il prototipo del paesino gaditano (di Cadice), un pueblo blanco ricco di storia, esteticamente favoloso e a due passi dall’Oceano e dalla spiaggia.

Cosa vedere a Vejer de la Frontera - paesi bianchi
Il bianco paesino di Vejer de la Frontera.
Cosa vedere a Vejer de la Frontera- La Plaza de España di Vejer.
La Plaza de España di Vejer.

Con i suoi 12.000 abitanti, Vejer è poco più di un borgo arroccato su di un rilievo dalle accentuate pendenza. Le case bianche, tipiche della zona, illuminano la cittadina e risaltano le scure vestigia dell’antica muraglia e del castello di Vejer. Il bianco e l’ocra si alternano nel nucleo storico della città. La fortezza e le mura difensive sono state armoniosamente integrate con i candidi edifici residenziali.

Cosa vedere a Vejer de la Frontera:

Queste rilevanti testimonianze mussulmane (successivamente restaurate) oggi costituiscono un quadro difficilmente riconoscibile. Passeggiando per le viuzze di Vejer a sorpresa ci si imbatte con delle pareti dell’antico castello, con delle torri difensive o ancor più sorprendentemente con delle porte d’accesso del X-XI secolo. Gran parte di ciò però non è un insieme, sono elementi strutturali intatti che sopravvivono tra le abitazioni private della popolazione.

Cosa vedere a Vejer de la Frontera - La muraglia del Castello di Vejer integrato nell’arredamento urbano.
La muraglia del Castello di Vejer integrato nell’arredamento urbano.
Cosa vedere a Vejer de la Frontera - La Chiesa del Divino Salvador.
La Chiesa del Divino Salvador.

Oltre agli storici elementi difensivi, emerge dal paesino la sagoma della Chiesa del Divino Salvador, costruita, come spesso accade in Andalusia, sulle ceneri di un’antica moschea. In questa chiesa si apprezzano due differenti stili, quello gotico-mudéjar del XIV secolo e quello tardo gotico del XVI secolo. La Chiesa è sicuramente il monumento storico più rilevante del paese. Il comune di Vejer de la Frontera si spinge sino alla costa, in particolare sino la località de El Palmar, che condivide con il comune di Conil. Per raggiungere la magnifica spiaggia de El Palmar bisognerà scendere dalla collina nel quale è situato il nucleo storico e attraversare parte della pineta di Barbate. El Palmar è considerata una delle più belle spiagge della Costa de la Luz (il litorale andaluso che si affaccia  sull’Atlantico), l’unico inconveniente è il “levante”. Questo vento proveniente da est è così fastidioso da rendere impossibile godere della spiaggia durante alcune giornate.

Vedi anche –> Le migliori spiagge di Cadice

Cosa vedere a Vejer de la Frontera - palmar
L’infinita spiaggia del Palmar.

Il vento, infatti, è una caratteristica di questa zona d’Andalusia. Si intuisce ciò anche dalle infrastrutture, storiche e moderne, che possiamo incontrare lungo il nostro cammino. Mulini a vento dismessi e decadenti, mulini recuperati e riqualificati o mulini moderni, sono elementi onnipresenti di questo paesaggio.

Cosa vedere a Vejer de la Frontera - mulino
Un antico mulino a vento ristrutturato.
Cosa vedere a Vejer de la Frontera - mulino
Il vicino e moderno parco eolico.

Un paesaggio semplice, equilibrato, dove l’attività turistica è presente ma non emerge, dove il turista non è il protagonista. Le dinamiche tradizionali della popolazione locale non sono influenzate dall’incremento del settore terziario. Il bianco paesino di Vejer de la Frontera offre intimità, quiete e playa, tutto il necessario per un fine settimana romantico.

Cosa vedere a Vejer de la Frontera - Spettacolari stradine…
Spettacolari stradine…
Cosa vedere a Vejer de la Frontera - paese bianco
…dove si respira tranquillità.

Dove dormire a Vejer de la Frontera

Dormire a Vejer de la Frontera è qualcosa di assolutamente consigliabile. È possibile passare una romantica notte in questa località grazie a uno degli stabilimenti presenti nel paese. Di seguito, invece, tutti gli alloggi in offerta in provincia di Cadice.



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Cosa vedere a Vejer de la Frontera (Cadice):

  • La muraglia difensiva
  • Il Castello di Vejer
  • Le case bianche
  • La Chiesa del Divino Salvador
  • La spiaggia El Palmar
  • I mulini a vento

Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina web dedicata all’attività turistica di Vejer. Per consigli personalizzati o per organizzare una visita non dubitate a scrivermi ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilate il seguente form:

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