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La “noria”: la nuovissima e fallita ruota panoramica di Siviglia

La ex ruota panoramica di Siviglia

La “noria” di Siviglia è stata una nuovissima e fallimentare attrazione turistica della capitale andalusa. Una ruota panoramica alta 40 metri ed ubicata a sud della città, lungo la darsena del Guadalquivir.

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Nella cabina della ruota panoramica di Siviglia.

Le cabine erano chiuse e climatizzate, fattore estremamente importante durante la calda estate andalusa. La ruota panoramica era pressoché aperta tutto il giorno sino a mezzanotte. Durante le ore notturne l’atmosfera cambiava totalmente. Anche se era molto più difficile scattare ottime fotografie, le luci della città e il giro della ruota riempivano di magia circa 15 minuti della vostra permanenza a Siviglia.

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La “noria” alla sera.

Cosa si vedeva dalla ruota panoramica di Siviglia

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Un dettaglio del panorama visibile da 40m di altezza.

Tutta l’area del Muelle de las Delicias è stata recentemente riformata, inserendo, in questa antica zona portuale, un’acquario oltre a ristoranti ed appunto alla ruota panoramica.  Dalle 30 cabine era possibile ammirare soprattutto la zona meridionale di Siviglia. A sud è visibile il corso del Guadalquivir sino al porto, i ponti de los Remedios e del V Centenario, a nord invece era possibile apprezzare il Parco Maria Luisa, il ponte di San Telmo, il Padiglione dell’Argentina della Exposición Iberoamericana del 1929, la Torre Pelli e in lontananza la Cattedrale e la Giralda.

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La vista dalla ruota panoramica di Siviglia.

Per 7,5€ era possibile apprezzare Siviglia da un punto di vista differente. Per i più esigenti, era possibile prenotare la cabina VIP, con champagne e particolari comfort. Dopo tanto turismo culturale, la “noria” come il giro in battello lungo il Guadalquivir, era sicuramente un’opzione raccomandabile per tutta la famiglia.

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La ruota panoramica di giorno.

Per maggiori informazioni su cosa vedere a Siviglia è possibile contattarmi scrivendo ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilando il seguente form:

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“Cortijos, lagares e almazaras”: gli edifici che punteggiano la campagna d’Andalusia

Attraversando le campagne d’Andalusia è molto frequente imbattersi in decine e decine di edifici isolati, spesso molto grandi e ben visibili poiché il color bianco risalta tra l’ocra e il verde della superficie agricola. Gran parte di questi edifici sono Cortijos, ovvero caseggiati rurali messi a disposizione dei lavoratori degli estesi campi coltivati circostanti. Queste residenze sono paragonabili alle “corti lombarde” della pianura padana.

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Uno stupendo Cortijo vicino a Fuente de Piedra (Malaga).

Cortijos in Andalusia:

I Cortijos, però, sono edifici tipici dell’Andalusia e della florida Valle del Guadalquivir (da Córdoba a Siviglia sino a Cadice), sorti sopratutto nel XVIII secolo, quando l’agricoltura in questa terra rappresentava la più importante forma di reddito per le famiglie. Nello stesso modo delle corti italiane, in questi ampi caseggiati le diverse famiglie  convivevano con gli animali, instaurando anche tra le varie famiglie una piccolissima economia locale. La struttura bianca disposta attorno ad un cortile comune, normalmente disponeva di varie stanze destinate ad uso pubblico o privato, dipendendo dal grado di qualificazione del contadino.

Un Cortijo ancora attivo vicino a Córdoba.
Un Cortijo ancora attivo vicino alla città di Córdoba.

Oggi come in gran parte dell’Occidente, il lavoro agricolo è praticato da tante macchine e da molte meno persone. I Cortijos isolati però, anche se non ospitano un gran numero di persone come in passato, risultano quasi sempre abitati da qualche famiglia che gestisce e si occupa delle coltivazioni e degli animali del proprietario terriero. Altri Cortijos, invece, hanno cambiato la propria funzione, che da agricola è passata a residenza signorile o alloggio turistico.

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Un Cortijo della pianura alluvionale cordobesa, visto da Las Ermitas.

Molto spesso, sopratutto nei paesini di provincia, i Cortijos sono stati inglobati dall’espansione edilizia o sono stati il nucleo dalla quale è sorto il paese stesso. Stessa sorte hanno avuto i Silos, mastodontici costruzioni utilizzati per la conservazione del grano che hanno avuto grande diffusione sopratutto in epoca franchista.

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Il Silo di Écija, in provincia di Siviglia.

Lagares e almazaras in Andalusia:

Altri edifici che è possibile incontrare nelle campagne andaluse sono i Lagares e le Almazaras. Si chiama Lagar un edificio nel quale è posta la pressa (appunto Lagar) per schiacciare principalmente l’uva (si usa anche per le olive). In questi edifici, nella forma tradizionale, veniva compressa l’uva per ricavarne il mosto che poi si lasciava riposare in enormi vasi di terracotta.  Oggi, chiaramente, la trasformazione dell’uva in vino viene effettuata in degli stabilimenti molto meno isolati (vedi i vini d’Andalusia). Alcuni Lagares tradizionali però, nelle principali zone produttrici di vino (provincia di Cadice, Córdoba e Málaga) sono tuttora conservati e visitabili.

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Il Lagar nel Parco de los Montes di Malaga, conservato e visitabile.

La Almazara, invece, è l’edificio dedicato alla spremitura delle olive attraverso il procedimento meccanico dei frantoi. Analogamente ai Lagares, le Almazaras di oggi sono ben più sofisticate di quelle di un tempo anche se qualche testimonianza tradizionale rimane a disposizione di visitatori e turisti nelle principali zone produttrici d’olio d’oliva (sopratutto provincia di Córdoba, Siviglia e Jaén – Vedi Olio DOP).

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Cortijo immerso nel verde paesaggio della provincia di Cadice.

Per conoscere a fondo l’Andalusia è indispensabile (forse più che visitare i monumenti)  immergersi nel preponderante paesaggio agricolo della regione. Un ambiente che è stato, e continua ad essere, di fondamentale importanza per l’economia di questo territorio, influenzando gran parte degli aspetti della società andalusa.

Per maggiori informazioni puoi scrivere ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilare il seguente form:

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Córdoba con gli occhi di Diego

Questa è la settima tappa di un tour on the road in Andalusia.
Il resto del viaggio si trova nel Blog Esplorazioni Minime.

Cosa vedere a Cordoba in due giorni

Sulla strada per Córdoba avvistiamo diversi rapaci e un gran numero di cicogne. Il nostro hotel è facile da raggiungere in macchina, ma non vicinissimo al centro. Camminiamo per circa un chilometro e mezzo lungo una brutta, puzzolente e trafficata strada della prima periferia, abbruttita da discount, anonimi condomini e garage non meglio identificati. Solo un edificio coloratissimo si distingue nettamente dagli altri: sembra un museo di arte contemporanea, invece è una struttura sanitaria.

Cordoba, Andalusia – Ponte Romano
Cordoba, Andalusia – Ponte Romano

Stanco dal viaggio in macchina e po’ stordito dal traffico, sono sconcertato e deluso rispetto alle mie aspettative. E poi accade il miracolo: la città vecchia appare come un miraggio nel deserto, laggiù, oltre il fiume Guadalquivir, alla fine del massiccio ponte romano che termina con l’imponente porta della città. C’è una luce perfetta mentre ci incamminiamo, con il profilo color sabbia disegnato dagli edifici, che comunica una quieta solenne, una pace meritata, raggiunta dopo travagli lunghi più di un millennio. È da qui che sono passati i romani, i mori, gli ebrei, i cristiani. È attraversando questo stesso ponte che il Tempo si è infilato sotto la porta e i Secoli si sono diffusi tra i vicoli e le piazze. È esattamente qui che, se l’ho avuto, ho avuto il mio duende: una percezione generalmente collegata al flamenco, la sensazione impalpabile di sentirsi ipnotizzati, posseduti dall’Andalusia e condotti verso una sorta di catarsi. Trattengo letteralmente il fiato mentre attraverso la porta, con la percezione quasi tattile di varcare realmente una soglia che mi condurrà in un altrove, in Europa certo, ma anche molto lontano da qui: una dimensione dove tutte le epoche, tutti i secoli, tutti i giorni e gli attimi convivono contemporaneamente in un eterno confondersi ed evolvere. Trovo meraviglioso che immediatamente dietro la porta, il primo edificio che ci accoglie sia una struttura contemporanea, tutta vetri e materiali di ultima generazione, ma perfettamente inserita nel contesto, con ritmi, colori e proporzioni studiati per completare idealmente il profilo cittadino. Accanto, nella piazza costruita in salita, edifici ammantati di rosso e giallo esibiscono con orgoglio la propria identità islamica (vedi anche Medina Azahara).

Cordoba, Andalusia – Porta della Città
Cordoba, Andalusia – Porta della Città

È la città che mi è entrata più dentro, Córdoba (Patrimonio Unesco dal 1984). Mentre ti perdi tra i vicoli della juderia dove pochi turisti si avventurano, giocando a nascondino con archi e mura bianchissimi e trovandoti all’improvviso dentro a un patio traboccante di odori dolci e pungenti, non puoi restare indifferente. Non puoi non percepire Averroè Maimonide (vedi Poeti e Filosofi d’Andalusiache sono lì, a camminare insieme a te. Non puoi non sentire il fluire dei secoli, l’avvicendarsi delle culture. E quando finisci in una sinagoga quasi nascosta del 1300, resti con il naso all’insù per ore, a contemplare l’anima del luogo, comprendendo per istinto che il commento migliore è rimanere in perfetto silenzio.

Cordoba, Andalusia – Sinagoga
Cordoba, Andalusia – Sinagoga

Dopo un pranzo rapido al 101 tapas, visitiamo l’Alcazar de los Reyes Cristianos (entrata: 4,5 euro), la fortezza che fu palazzo dell’Inquisizione e che ora ostenta resti romani trovati dagli scavi del 1959. Sonnecchiamo pigramente nei suoi giardini, che tradizionalmente vengono considerati tra i più belli di tutta l’Andalusia (in realtà, pur belli, non reggono il confronto con quelli dell’Alhambra e per essere onesti non mi è sembrato che aggiungessero molto al fascino infinito di Córdoba e dei suoi patios ermetici, da guadagnarsi oltre le mura che li custodiscono come tesori nascosti). Al pomeriggio ci arrampichiamo su per il campanile della Mezquita, costruito su di un minareto, per osservare dall’alto tutta la città (Le visite durano mezz’ora e costano 2 euro), gironzoliamo sino a El Potro, un’antica taverna dove visse Cervantes (e che descrisse come un covo di briganti), diamo un’occhiata al museo dedicato a Julio Romero de Torres e alle sue donne, e infine ceniamo in un locale lì vicino, attardandoci volontariamente, per poter osservare la città anche sotto la luce della luna. È veramente difficile mettersi in testa di dover lasciare Cordoba. L’unico pensiero che mi consola, mentre mi giro indietro per l’ultima, inutile, insulsa foto notturna al ponte romano, è che l’indomani saremo di nuovo qui, per una visita mattutina alla Mezquita.

Cordoba, Andalusia – Vista dall’Alcazar
Cordoba, Andalusia – Vista dall’Alcazar

La Mezquita di Cordoba è una selva ipnotica e disorientante di archi bianchi e rossi a perdita d’occhio, che evocano le prospettive immaginarie di Escher e provocano capogiri ogni volta che si tenta di organizzarli nello spazio. È la terza moschea più grande del mondo, eppure è una chiesa cristiana. È la sorpresa di trovarsi all’improvviso, girando un angolo, dentro alla Capilla Mayor, uno spazio rinascimentale ed evidentemente cristiano, fatto edificare da Carlo V, che pare si sia in seguito pentito per aver violentato la natura islamica dell’edifico. È la luce che gioca con i decori dorati, i chiaroscuri che svelano e nascondono, è un continuo rimescolare Islam e Cristianesimo, con croci incastonate sotto ricami di pietra e icone sacre proprio dove dovrebbero essere considerate proibite. È un corpo solido, ma anche un aggregato immateriale di epoche, un complesso di simboli e segni che raccontano una storia iniziata nel 600 e, attraverso conversioni e riconversioni, arrivata sino ai giorni nostri. È, soprattutto, un grande laboratorio di culture, che forse potrebbe rappresentare un’occasione di dialogo ancor più di quanto già non sia (abbiamo letto che nel 2004 i musulmani spagnoli hanno richiesto di poter pregare all’interno, ma il Vaticano non ha concesso il permesso).

Cordoba, Andalusia – Mezquita
Cordoba, Andalusia – Mezquita

Un piccolo trucco per visitare la Mezquita di Cordoba

Se stai cercando consigli, ecco una cosa che mi sento di dire: visita la Mezquita al mattino presto, non appena apre, per tre ragioni fondamentali:
1. Dalle 8.30 alle 9.30 la visita è gratuita.
2. Ci sono pochissimi turisti e riuscirai a trovare angoli in cui rimanere completamente solo.
3. A quell’ora la luce è incredibile e contribuisce, con le sue penombre e i suoi chiaroscuri, a rendere l’atmosfera ancora più affascinante.

Cordoba, Andalusia – Mezquita
Cordoba, Andalusia – Mezquita
Autore: Diego Fontana
Mail: diegofontana@t-e-r-r-a.it

Twitter: @diego_effe



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Cosa vedere a Carmona: da millenni vigilando la pianura del Guadalquivir

Da 500.000 anni, gruppi di esseri umani si stabilirono nei pressi di Carmona. Una città della provincia di Siviglia a pochi chilometri da Écija, ubicata in una posizione strategicamente favorevole lungo la direttrice SivigliaCórdoba (vedi Tour culturale da Siviglia a Córdoba). Dalla terrazza de Los Alcores, infatti, Carmona protegge da sempre la fondamentale vega (fertile pianura) del Guadalquivir.

–> Prenota la visita in italiano di Carmona partendo da Siviglia

Cosa vedere a Carmona - alcores
Da questa immagine si nota dove finisce la terrazza de Los Alcores e dove inizia la vega del Guadalquivir.

Testimonianze certe della presenza dell’uomo si hanno a partire dall’età del rame. Successivamente, nell’età del bronzo, il colle diviene un centro molto popolato. Con l’arrivo dei Cartaginesi, Carmona, si sviluppò in una città-fortezza di grandissimo valore. Qui si combatté una delle più importanti e difficili battaglie tra Cartaginesi e Romani per la conquista del Mediterraneo. Giulio Cesare, infatti, dopo la conquista romana, ammise che Carmona era la roccaforte difensivamente meglio attrezzata di tutta la Bética (provincia romana caratterizzata dalla presenza del Río Betis = Guadalquivir).

Cosa vedere a Carmona - torri
Una splendida panoramica di Carmona. Si vede in primo piano il campanile di S.Pietro, poi l’Alcazar Puerte de Sevilla e al fondo l’Alcazar del Rey Don Pedro.

Cosa vedere a Carmona?

La città venne trasformata più volte. Cartaginesi, Romani, Mori del regno al-Andalus e i Re Cristiani cambiarono la configurazione della città a proprio piacimento, lasciandoci in eredità uno dei complessi patrimoniali più importanti d’Andalusia.

Cosa vedere a Carmona - puerta sevilla
L’Alcazar della Puerta de Sevilla con: la Torre del Homenaje, il cortile e l’Aljibe.

L’ Alcazar de la Puerta de Sevilla, infatti, è una costruzione che rispecchia il passaggio di tutte queste civiltà. È di origine Cartaginese, modificata prima dai Romani (III-I a.C.) e poi dai Mori (IX-XII d.C.). In questo edificio monumentale è possibile notare oltre al fossato difensivo, la Torre del Homenaje, la Torre del Oro, il cortile con l’Aljibe (pozzo, cisterna di origine araba) e varie salette.

Tutta la struttura è stata restaurata nel 1975 e oggi ospita il punto d’informazione turistica.

Cosa vedere a Carmona - puerta sevilla
L’Alcazar della Puerta de Sevilla. In primo piano la Puerta e la Torre del Homenaje.

Questa però non è l’unica Alcazar (castello fortificato) di Carmona. Nella parte opposta del centro storico, a est, in direzione di Córdoba, si ubicano la Puerta de Córdoba e l’Alcazar del Rey Don Pedro. Questa fortezza è più recente rispetto a quella della Puerta de Sevilla, probabilmente di origine mussulmana. Un grande intervento, però, è stato effettuato dopo la riconquista dei Re Cristiani. Ora questo prezioso patrimonio viene utilizzato da una famosissima azienda come hotel-bar-ristorante.

Cosa vedere a Carmona - Alcazar
La porta dell’Alcazar del Rey Don Pedro.
Cosa vedere a Carmona - alcazar
Le torri dell’Alcazar del Rey Don Pedro.

Il casco antiguo di Carmona è un museo a cielo aperto. Impossibile e noioso sarebbe elencare e descrivere tutti i monumenti, chiese, conventi, palazzi e piazze dal grande valore storico della città. Imperdibile è la visita alla piazza principale del paese, la Plaza San Fernando. Da qui è visibile il Municipio e a poca distanza si situa la particolare Plaza de Abastos (piazza del mercato) del XIX secolo.

Cosa vedere a Carmona - abastos
La Plaza de Abastos.

Un’altra delle principali attrazioni di Carmona sono i balconi panoramici dalla quale è possibile apprezzare la verde pianura del Guadalquivir. Dalla Puerta de Córdoba, dall’Alcazar del Rey Don Pedro e da altri punti è possibile lasciarsi trasportare con la vista sino all’infinito.

Cosa vedere a Carmona - panorama
L’interminabile pianura del Guadalquivir.

A meno di 2 Km dal centro storico, si situa un’ulteriore ricchezza di Carmona: il complesso archeologico. Questo è diviso in due, l’Anfiteatro Romano che ancora è in attesa di valorizzazione e la Necropoli. Quest’ultima, di origine pre-romana (VII a.C.), conserva tombe romane risalenti dal II secolo a.C. al II secolo d.C.. L’itinerario è molto interessante sopratutto perché vi è la possibilità di scendere in alcuni delle sepolture.

Cosa vedere a Carmona - anfiteatro
I resti dell’Anfiteatro romano.
Cosa vedere a Carmona - tomba elefante
La Tomba dell’Elefante.
Cosa vedere a Carmona - necropoli
La Tomba de Servilia nella Necropoli romana di Carmona.

Per il suo patrimonio, l’importanza storica, l’architettura religiosa e civile, i numerosi edifici d’età romana, islamica, barocca e contemporanea, Carmona aspirò per alcuni anni di divenire una città riconosciuta patrimonio dell’Unesco. Purtroppo, con le progressive restrizioni dell’organizzazione internazionale, questo rimase un sogno. Un sogno però, che qualunque turista può compiere tranquillamente percorrendo i 45 Km che dividono Siviglia e Carmona.

–> Prenota la visita in italiano di Carmona partendo da Siviglia

Cosa vedere a Carmona - puerta cordoba
La Puerta de Córdoba.

Nota Bene: Assieme a Medinat al-Zahra, l’Alcazaba d’Almeria, il Cástulo di Jaén, Itálica, Baelo Claudia e i Dólmenes de Antequera, la Necropoli di Carmona è uno dei complessi archeologici e monumentali conservati e valorizzati dalla Junta de Andalucía.

Dove dormire a Carmona

Carmona è una cittadina che offre un buon numero di alloggi turistici, alcuni di ottima qualità. Qui potrete trovare controllare la disponibilità di tutti gli stabilimenti di Carmona. Sotto, invece, tutte le occasioni presenti nella provincia di Siviglia.



Booking.com

Cosa vedere a Carmona (Siviglia):

  • L’Alcazar de la Puerta de Sevilla
  • L’Alcazar del Rey Don Pedro
  • La Puerta de Córdoba
  • La Plaza San Fernando
  • La Plaza de Abastos
  • L’Anfiteatro Romano
  • La Necropoli
  • I balconi panoramici
  • La Chiesa San Pedro
  • Altre Chiese, Conventi, Palazzi

È possibile visitare Carmona partendo da Siviglia. Per maggiori informazioni è possibile consultare la pagina web dedicata all’attività turistica di Carmona. Per consigli personalizzati o per organizzare una visita non dubitate a scrivermi ad alberto@andalusiaviaggioitaliano.com o compilate il seguente form:

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5 cose che (forse) non sapevate di Siviglia!

1. Sapete perché nel 2010 la Giralda ha seriamente rischiato di perdere l’onorificenza dell’Unesco?

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Il grattacielo Cajasol o meglio conosciuto come Torre Pelli.

Per colpa di questo grattacielo, la Torre Sevilla (o Cajasol) o più conosciuta come Torre Pelli, dal cognome dell’archistar che la ha progettata (lo stesso della torre Unicredit di Milano). Questo edificio, raggiunge i 180 metri d’altezza, molto più della Giralda che misura solo 104 metri. Con la costruzione della struttura vetrata, la Giralda perse la caratteristica specifica di essere l’edificio più alto di Siviglia. Inoltre, ciò che l’Unesco non accettava, era che, con la realizzazione dell’opera, si perdesse un grandissimo patrimonio paesaggistico. Oggi infatti, dal centro storico di Siviglia, guardando verso ovest, le magnifiche colline dell’Aljarafe sono interrotte dal rigido e risplendente grattacielo Pelli.  Ciononostante, la Giralda continua ad essere patrimonio mondiale Unesco assieme all’Alcázar e all’Archivo de Indias.

2. Sapete perché la famosa birra “Cruzcampo” si chiama così? 

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Il marchio della Cruzcampo.

Ancora oggi vicino alla fabbrica si può notare una croce (cruz) che anticamente era in mezzo alla campagna (campo).

Quando ancora Siviglia non si era sviluppata urbanisticamente, da questo punto era possibile ammirare nella sua totalità la capitale andalusa. La croce, infatti, fu ubicata nel punto orientale (direzione Córdoba) più alto della vega del Guadalquivir sivigliano. Oggi il monumento è tristemente rinchiuso tra mastodontici edifici residenziali.
La Cruz del Campo, Sevilla

3. Sapete cosa significa il logo del comune di Siviglia “NO8DO”?

Il logo del comune di Siviglia: NO8DO.
Il logo del comune di Siviglia: NO8DO.

No + Gomitolo + Do, in spagnolo No + Madeja + Do che si legge “No me ha dejado”, in italiano “Non mi ha lasciato”.

Il logo avrebbe origine dal Re Alfonso X che per ringraziare la fedeltà della popolazione sivigliana fece creare questo simbolo. Negli ultimi decenni NO8DO, interpretandolo come “Siviglia non mi ha lasciato” è un slogan identitario della città, sopratutto in chiave turistica.

4. Conoscete la storia dei toponimi della vie del centro di Siviglia?

Varie Calles del centro di Siviglia prendono il nome dall’insediamento massivo di alcune popolazioni, in determinate vie della città, durante il Secolo d’oro (o Siglo de  oro) spagnolo. In quest’epoca gran parte della mercanzia proveniente dall’America sbarcava al porto di Siviglia.

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La Avenida Constitución, anticamente la Calle de Génova (come si apprezza dal nome di un bar).

Qui si concentravano mercanti provenienti da tutta Europa:

  • Alemanes  (Tedeschi)  –> Calle Alemanes
  • Francos (Francesi) –> Calle Francos
  • Placentines (Piacentini) –> Calle Placentines
  • Genoveses (Genovesi) –> Calle de Génova (che oggi si è trasformata nella Avenida de Constitución)

5. Tenetevi forte…sapete che il canale d’acqua che separa il centro di Siviglia da Triana non è propriamente il Río Guadalquivir?

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Il corso del Guadalquivir a Siviglia oggi (Proyectos Arquitectónicos 2.0).

Ebbene sì! Il fiume non scorre più all’interno della città. Quello che vediamo e che attraversiamo ogni qualvolta che andiamo a Triana è una darsena (si chiama Canal Alfonso XIII). Il fiume vero e proprio scorre ad ovest del quartiere di Triana, oltre El Charco de la Pava. Ciò non è stato sempre così, il fiume passava dove ora scorre il canale e Siviglia era uno dei più importanti porti marittimi (legalmente è considerato marittimo e non fluviale per la relativa vicinanza al mare).

Non vi siete mai resi conto che spesso la corrente nel canale va da sud a nord, quando il normale corso del Guadalquivir dovrebbe essere dalla sorgente alla foce, ovvero da nord a sud?  Questo perché la darsena viene alimentata da sud e scorre sino a nord della città, sino a San Jeronimo dove non trova nessuno sbocco.

…e tu da 1 a 5, quanto conoscevi Siviglia?

 

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