Il pesce sott’olio IGP d’Andalusia: un’azienda di Isla Cristina

Tra i tanti prodotti IGP (Identificazione Geografica Protetta) d’Andalusia, come il vino, l’olio e il jamón, il pesce sott’olio è forse quello meno conosciuto e pubblicizzato. Il tombarello (melva) e lo sgombro (caballa) sono i due prodotti ittici in Andalusia in possesso di questo importante riconoscimento qualitativo e sanitario. Le province di costa della regione sono quelle che possono vantare aziende di conservazione con questi elevati standard.

Caballa e Melva IGP in Andalusia.
Caballa e Melva IGP in Andalusia.

La lavorazione del pesce sott’olio IGP d’Andalusia

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Il grande motore di USISA, le operaie.

Tra queste vi è USISA di Isla Cristina. Una società nata grazie all’unione di diverse piccole aziende artigianali della zona, tutte produttrici di pesce sott’olio. Un’unione che ha permesso a questa realtà di Isla Cristina di poter sfidare le grandi marche alimentari a livello internazionale senza però perdere i valori artigianali ereditati da 40 anni di storia.

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Inscatolamento manuale dello sgombro.

Ad USISA, infatti, i processi di conservazione, pulitura, taglio, inscatolamento e sterilizzazione hanno avuto un’innovazione nel tempo dal punto di vista dei macchinari, ma le lavorazioni, ancora oggi, necessitano dell’indispensabile esperienza e destrezza umana delle lavoratrici (80% donne).

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Un prima pulitura del pesce.

Ad USISA il pesce viene spellato, pulito e filettato artigianalmente, ancora a mano dalle oltre 400 dipendenti dell’azienda. È da sottolineare come la velocità delle operaie riesca a competere con i processi chimici usati dalle potenti lobby dell’alimentazione.

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Si toglie la pelle allo sgombro manualmente.

Dal tonno alla mojama

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La materia prima, il tonno.

Oltre al tombarello ed allo sgombro, USISA lavora in grande quantità il tonno procedente dall’Oceano Atlantico. In quest’azienda il tonno viene in gran parte filettato, messo in salagione ed essiccato per preparare una vera e propria prelibatezza andalusa: la mojama, conosciuta anche come “il prosciutto del mare“. I resti del tonno, invece, vengono anch’essi posti sott’olio ed inscatolati.

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La mojama durante la fase di essicazione.

La mojama è un alimento consumato preponderantemente in Spagna. I prodotti sott’olio, invece, vengono in gran parte esportati. L’Italia è uno dei principali mercati di vendita dello sgombro sott’olio di USISA.

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Latte di pesce pronte per essere esportate.

La trasparenza di USISA

La fabbrica, data l’eccellente qualità e pulizia, è totalmente trasparente. Oltre ad accettare le visite del pubblico, vende i propri prodotti in loco, in un negozio adiacente dalla quale una finestra mostra ai clienti il funzionamento e l’organizzazione interna dell’azienda.

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USISA permette la visita al pubblico, come me.

Per saperne di più sui prodotti tipici d’Andalusia potete scrivermi ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 
Trivago


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Un matrimonio in Andalusia: M&F sposi lungo la costa di Granada

Andalusia_mattrimonio_sposiC’è chi pensa che sposarsi all’estero sía una pazzia, “cose moderne” come direbbero i nostri nonni. A me, che da ben 9 anni vivo in un paese che non è il mio, dove ho potuto realizzare il mio sogno di poter creare momenti indimenticabili, unici e speciali, sembra così romántico, originale e intimo. Decidere di dare il fatidico “SI” davanti a 20 o massimo 40 persone, in un luogo esotico, che non appartiene nè a lei, nè a lui, o forse si, può essere un ricordo, un viaggio insieme, o il luogo dove si sono conosciuti, o dove lui le ha chiesto di sposarsi un anno dopo…o semplicemente perchè sono due avventurieri, amanti dei viaggi, una coppia non convenzionale. Non importa che ci sia un motivo o no, ciò che importa è il sogno della coppia. E se la felicità è sposarsi ai piedi di uno dei monumenti più belli al mondo come la Alhambra, o in una delle infinite spiagge di Cadice di fronte all’oceano e a piedi nudi.  Perché no?matrimonio_andalusia_sposarsi

Il matrimonio in Andalusia di M&F

Quando M&F mi chiamarono perchè avevano bisogno di aiuto per organizzare il loro matrimonio lungo la costa della provincia di Granada, si fidarono ciecamente di me, lasciando nelle mie mani l’organizzazione completa del grande giorno. Loro vivevano lontano e la loro idea era riunire familiari ed amici in un luogo esotico, che ricordava le “cuevas del Sacromonte” di Granada, in un clima perfetto tipico della costa.MAtrimonio_granada_wedding_planner

L’organizzazione durò quasi un anno, visto che non era un matrimonio tra pochi intimi come si suol dire. Cercare i migliori collaboratori, definire lo stile, i colori e la tematica dell’ambiente, gestire alloggio e trasporto degli invitati, tutto ciò sempre rimanendo in contatto con la coppia via telefono, mail e chiaccherate interminabili su whastapp soprattutto quando il fatidico giorno si avvicina e sopraggiunge l’ansia che tutto esca perfetto. È così che la wedding planner diventa una sorta di psicologa, amica, confidente. Calma gli animi, rassicura la sposa che dice di aver preso qualche chilo in più e che il vestito non entra, e risolve ogni imprevisto dell’ultima ora.matrimonio_andalusia_sposi

Come funziona il matrimonio all’estero?

Dopo una notte dove il vento aveva scatenato la sua furia (o magari, a modo suo, anche lui festeggiava la prossima unione della coppia), il sole faceva capolino tra le palme che circondavano la piscina dove, alcune ore dopo, un grande gruppo di parenti e amici davano il benvenuto ai neo-sposi.matrimonio_Andalusia_wedding_planner

In genere, quando si tratta di coppie che arrivano dall’estero e nessuno dei due ha la nazionalità o la residenza in Spagna, la migliore scelta è realizzare una ceremonia simbolica, e per renderla speciale, si scelgono delle letture emotive e alcuni riti simbolici, come ad esempio questa coppia aveva scelto  quello della luce, in cui i due sposi accendevano con la propria candela, una terza, simbolo dell’unione. Ma ce ne sono molti altri come  il rito della sabbia, che consiste nel mischiare due colori diversi in un recipiente o il rito del nastro o delle mani, etc.

Una decorazione semplice e romantica (come la coppia), note di piano e violino ad accompagnare il pranzo, e un menú dal sapore mediterraneo, fecero da cornice al giorno più importante della coppia.matrimonio_andalusia_sposi

Sposarsi in Andalusia, può essere un’esperienza unica, divertente e originale, dove gli sposi avranno un ricordo che durerà tutta una vita.

Se volete realizzare il matrimonio dei vostri sogni tra scenari spettacolari, cultura e tradizione, potete contattare Mery… Wedding Planner italiana in Andalusia.

Per saperne di più potete scrivermi ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 
Trivago


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La Velá di Santa Ana a Triana, una festa estiva a Siviglia

La Velada di Sant’Anna o Velá de Santiago y Santa Ana è una manifestazione religiosa che avviene ogni anno dal 21 al 26 luglio, ovvero giorno di Sant’Anna. Quest’evento si celebra a Siviglia ed in particolar modo nel quartiere di Triana, una zona della città con un’identità propria molto forte.

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Tantissima gente tra le casetas della Calle Betis.

La Velá di Santa Ana a Triana

L’origine della Velá dovrebbe essere nel XIII secolo, ovvero subito dopo la riconquista cristiana, quando nella parrocchia di Sant’Anna a Triana si omaggiò per la prima volta il santo patrono di questa chiesa. Diversamente da tante altre feste patronali della città di Siviglia, quella di Sant’Anna si è mantenuta nel tempo grazie al fatto che sempre coinvolge tantissima gente del quartiere e non. Inoltre, la Velá riflette l’identità del barrio esprimendo lo spirito popolare, semplice e tradizionale di Triana.

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La Velá durante il pomeriggio.
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Chicharrones e Salmorejo.

La festa si vive in quasi tutta la zona ad est del Guadalquivir, ma in particolar modo nel ponte Isabel II (o de Triana), nella Plaza del Altozano e nella Calle Betis: l’aveniristico ponte viene adornato con luminarie, nella piazza si installa un palcoscenico e nella via montano le classiche “casetas” come nella Feria. In quest’ultime è possibile soffermarsi e degustare i tipici piatti veloci sivigliani (serranito, pescaito frito, chicharrones, etc.).

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Le “casetas” nella Calle Betis.

Le gare della Velada di Sant’Anna a Siviglia

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La regata notturna nel Guadalquivir.

Un altro luogo che viene coinvolto da questi giorni di festa è la darsena del fiume Guadalquivir. Oltre alle funzioni religiose, infatti, la Velá di Triana comprende gare tra i propri abitanti del quartiere. Oltre alla competizione di pesca ed alla regata notturna, un gioco dalla grande tradizione è la cuccagna. Per quest’esercizio viene posto da una barca un palo orizzontalmente sull’acqua del fiume. Per vincere il concorrente dovrà percorrere il  scivoloso palo ingrassato ed afferrare la bandiera posta alla fine dell’ostacolo.

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La cuccagna durante la Velada di Triana.

Come anticipato, la Velá di Santa Ana mantiene la propria importanza nel calendario eventi della città di Siviglia data la grande partecipazione della popolazione. Nonostante il grande caldo che colpisce Siviglia alla fine di luglio, la risposta dei cittadini verso la Velada di Triana è sempre molto più che positiva. La gente incide a ricreare un ambiente gioviale, apparentemente una vera e propria “festa di paese” nel bel mezzo del centro urbano della capitale d’Andalusia.

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Un vista delle celebrazioni dall’argine opposto del fiume.

Per maggiori informazioni su Siviglia e la Velá di Santa Ana potete contattarmi scrivendo ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 

Trivago


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In bicicletta nel Parco Naturale di Cabo de Gata-Níjar

La Spagna, da sempre, mi ha affascinato; ma poi ho scoperto Andalusia e ne sono rimasta folgorata. Con i primi viaggi ho toccato le tappe più classiche: Siviglia, Cordoba e Granada. Poi l’anno scorso Almeria e il Parco Naturale Cabo de Gata.Cabo de gata

In bicicletta a Cabo de Gata-Níjar

Cabo de gataQuel viaggio è stato come la realizzazione di un desiderio, il viaggio da sempre sognato.
Per scelta quando sono in viaggio non noleggio mai l’automobile mi affido sempre ai trasporto locale ed è stato cosi anche perla zona di Almeria e il suo parco. Ho scelto di soggiornare in 3 località San José, Carboneras e Rodalquilar. Visto che il mio compagno ed io ci trovavamo in un parco naturale abbiamo visitato le varie zone esclusivamente spostandoci in bici o a piedi percorrendo i vari sentieri. Fatica, si e tanta ma poi ricompensati da panorami mozzafiato e luogi bellissimi.Cabo de gata

San José – Los Genoveses – Monsul

Prima tappa San José passando per Los Genoveses fino al Monsul tutto in bici. Qui ci siamo affidati a una guida “La Chumbera” che ci ha trasmesso l’amore per quella terra spiegandoci un po’ la morfologia e la sua vegetazione e fauna.
Poi a seguire ci sono state tutte tappe a piedi con punto base ancora San Josè.
Da qui abbiamo deciso di fare il “Sendero Loma Pelada” (percorso in senso inverso) toccando Cala Higuera con la torre vigia Cala Tomate  spingendosi fino a Cala Chica.Cabo de gata

Grazie a Emiliana!

Per maggiori informazioni sul Parco Naturale Cabo de Gata-Níjar potete contattarmi scrivendo ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 

Trivago


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Rincorrendo i mulini a vento di Don Chisciotte della Mancia

Chiudi gli occhi e dimmi la prima cosa che ti viene in mente con la parola La Mancia (dall’arabo territorio secco, senz’acqua). Quasi sicuramente per molti italiani la regione spagnola della Catiglia-La Mancia rappresenta lo scenario del libro Don Chisciotte, famosa opera del 1605 scritta da Miguel de Cervantes. Un’ambientazione fatta di paesaggi pianeggianti, color ocra come il caldo estivo e di colline armoniose sulla quale poggiano bianchi mulini.

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La fila di mulini sulla cresta del colle.

I mulini di Don Chisciotte della Mancia

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I mulini ed il castello di Consuegra.

Il paese di Consuegra, in provincia di Toledo, si trova proprio lungo la A-4, l’autostrada che collega Cordoba e l’Andalusia con la capitale Madrid. In questo territorio di buon formaggio, ottimo vino, pregiato zafferano e tradizionali ceramiche, si situa l’immagine simbolo dell’intera regione: i mulini. Sulla collina del Calderico, infatti, è dove si ergono i famosi dodici mulini a vento ed il castello. Come dice il proprio nome, La Mancia è una regione secca, senza fiumi che apportino la forza idraulica necessaria per muovere un mulino. È per questo motivo che in questo territorio venne sfruttata l’energia eolica.

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La classica foto dei mulini a vento di Consuegra.
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Gli ingranaggi e la macina del mulino.

Dei dodici  mulini a vento che con la pietra molare producevano farina, solo quattro conservano i propri ingranaggi e sono in grado ancora di macinare il grano. Due di quest’ultimi sono stati trasformati in musei, uno pubblico ed uno privato. Il “Bolero” è quello pubblico e permette di addentrarsi nelle viscere di un mulino del XVI secolo con tutti gli elementi originali restaurati e, come detto, funzionanti. Un video, inoltre, spiega la storia e tutta la messa in moto di questa fantastica e romanzesco elemento.

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Un mulino a vento sovrastando la pianura de La Mancia.

Due sono le cose che più mi hanno colpito del mulino: il fatto che ci siano otto finestrelle grazie alla quale il mugnaio capiva la direzione del vento e il fatto che per spostare le pale in direzione del vento sia necessario ruotare tutto il tetto del mulino e che per fare ciò siano sufficienti solo due persone. Quello del “Bolero” è il primo degli undici mulini, susseguono sulla cresta della collina gli altri dieci, quasi ma non del tutto allineati.

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Da una delle finestrelle si vede il paese di Consuegra.

Il paesaggio letterario di Consuegra

Questo paesaggio letterario di Consuegra ci immerge nelle scenografie immaginate da Cervantes nel VIII capitolo del primo libro della sua più famosa opera, quando Don Chisciotte affrontò con coraggio i mulini a vento scambiandoli con giganti dalle braccia rotanti.

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La pianura secca de La Macia.

Il Castello, anch’esso in cima al colle, è uno dei primi che si costruì successivamente alla riconquista cristiana al principio del XIII secolo, anche se sembrerebbe che fu edificato su resti romani. Un castello semplice, senza pretese artistiche, dalla quale però è apprezzabile una stupenda vista dei mulini, della cittadina di Consuegra e della pianura circostante.

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Il castello di Consuegra.

Cosa vedere a Consuegra (Castiglia-La Mancia):

  • Cerro Calderico con i 12 mulini a vento
  • Il paesaggio mancego
  • Il Castello
  • La cappella della Virgen Blanca
  • La Plaza de España

Per maggiori informazioni sui mulini a vento di Consuegra potete contattarmi scrivendo ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 

Trivago


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Dormire a Las Casas de la Judería, contemplando l’identità di Cordoba

Quello che maggiormente caratterizza Cordoba e sopratutto la Judería, ovvero il centro storico della città, è sicuramente la composizione delle abitazioni con il cortile interno, soluzione progettuale proveniente dalla tradizione islamica. Molto più che in qualunque altra città andalusa, in questa zona della città califfale è ben visibile e ben si conserva quest’antico disegno che crea la conformazione urbanistica e architettonica del nucleo (vedi anche I cortili di Cordoba).

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Il patio principale de Las Casas de la Juderia.

Las Casas de la Judería **** Boutique

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Veduta serale del fantastico Hotel **** Boutique.

In questo senso, anche il pregiato hotel Las Casas de la Judería **** Boutique, ubicato nei pressi della Mezquita e proprio di fronte all’Alcazár de los Reyes Cristianos, ha rispettato l’architettura e la disposizione originale degli edifici. Un complesso in stile ispano-mussulmano del XIV secolo che è stato mantenuto da importanti famiglie benestanti di Cordoba, tra cui quella del famoso poeta Luis de Góngora y Argote (vedi Poeti in Andalusia). Il palazzo più rilevante che ospita l’hotel è quello che nella città di Cordoba viene ricordato come Las Casas de las Pavas, ovvero delle fagiane, un animale che si ripete nel logo dell’Hotel.

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La Mezquita dal secondo piano dell’Hotel.
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Come da tradizione, nei cortili è presente tanta acqua.

Gli edifici residenziali, oggi riformati e restaurati, si distribuiscono attorno a diversi cortili, tutti splendidi ed adornati con fontane, aiuole e colorati fiori. Il cortile, ricordiamo, è per gli abitanti di Cordoba il salone della casa e per questo sempre deve essere abbellito rispecchiando il proprio status sociale.  È per questo che alcuni elementi originali in stile mudéjar sono stati restaurati  e posti in esposizione per allietare il visitatore, così come alcuni pregiati mobili e strumenti di lavoro dell’epoca. Una serie di dettagli che in ogni momento ci ricorda il lusso delle grandi famiglie andaluse del XVI secolo.

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Un cortile dell’Hotel dove poter cenare, fare un aperitivo o prendersi un caffè.

L’area dove si erge Las Casas de las Judería **** Boutique è stata sin dall’epoca romana utilizzata dalle civiltà che hanno abitato Cordoba. Alcune pavimentazioni conservate del I-II secolo d.C. testimoniano la presenza romana in quest’area che dopo la riconquista cristiana sarà annessa all’Alcazar. Inoltre, un aljibe (tipico pozzo della tradizione mussulmana) e parte di una remota infrastruttura idrica sono stati perfettamente conservati ed esposti assieme ad altri resti in una sala che può essere considerato un piccolo ma preziosissimo museo.

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L’area museale dell’Hotel.

I comfort dell’Hotel di Cordoba

Proprio questi reperti riposano di fianco ad una delle poche ma essenziali grandi modificazioni strutturali dell’hotel: la piscina all’aperto. Soprattutto d’estate, quando a Cordoba si superano i 40 gradi, la piscina è fondamentale. Una pregevole e apprezzatissima infrastruttura che è stata integrata perfettamente nel suggestivo ambiente circostante fatto di fontanelle, buganvillae, archi e cortili.

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La fantastica piscina de Las Casas de la Judería.

Nello stesso modo, anche le stanze sono provviste di tutti i comfort necessari mantenendo uno stile classico, lussuoso e perfezionista. I dettagli delle decorazioni, dei materiali e quant’altro sono curatissimi. Le stanze e gli ambienti condivisi, nonostante l’alta gamma, in nessun momento mettono a disagio l’ospite che si sente sempre come a casa grazie anche all’impeccabile attenzione al cliente. Un personale molto disponibile e che offre al cliente un’amplissimo ventaglio di opzioni per godere dell’infrastruttura.

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Il fantastico ricevimento per il giorno del mio compleanno.

Quello ne Las Casas de la Judería de Córdoba **** Boutique non è un semplice soggiorno in un hotel, bensì è un’esperienza nella quale si toccherà con mano l’identità di Cordoba.

Arrivederci Las Casas de la Judería de Córdoba!

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Arrivederci Las Casas de la Judería!

Per maggiori informazioni su Las Casas de la Judería de Córdoba **** Boutique è possibile consultare la pagina web ufficiale o potete contattarmi scrivendo ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 

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Colori e profumi nel palazzo dei cortili: il Palacio de Viana di Cordoba

Il Palacio de Viana di Cordoba è una delle residenze nobiliari più importanti d’Andalusia. Iniziò a conformarsi nel XV secolo, partendo da un nucleo iniziale di case già esistenti che racchiudevano quelli che oggi conosciamo come il cortile del Recibo, il cortile de los Naranjos e il cortile del Archivo. Con il passare dei secoli il complesso continuò ad espandersi sino a raggiungere una superficie superiore ai 6.500 metri quadri.

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Alcuni versi dedicati al Palacio de Viana.
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L’antico portone principale.

Oltre a decine di stanze, stalle ed altri ambienti chiusi, il Palacio de Viana ospita 12 cortili (vedi anche il Festival de los Patios di Cordoba) e un grande e romantico giardino. Gran parte delle sale e stanze del palazzo hanno un notevole valore artistico. Su tutte spiccano i saloni del Mosaico, del Artesonado, de las Vajillas e de Goya. La parete che delimiti il Palacio de Viana con il resto della città di Cordoba, invece, è piuttosto sobrio. Solo la porta principale rinascimentale rompe la continuità del muro bianco, dei balconi e delle inferiate. Nella facciata principale, infatti, spiccano due statue di pietra, il balcone ed il frontone.

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L’entrata del Palacio de Viana nel Patio de la Cancela.

I cortili del Palacio de Viana di Cordoba

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La statuetta-fontana nel Patio de la Madama.

I 12 cortili del palazzo mostrano un affascinante repertorio di stili architettonici, di pavimentazioni e di composizioni floreali. Nel complesso troviamo “patios” di diversa epoca (tra il XV secolo ed il XX secolo) e di diversa funzione. Sono presenti cortili borghesi e monumentali (come il Patio de Recibo), cortili popolari (come il Patio de los Gatos) o cortili nella quale si lavorava (come il Patio de la Alberca). Oggi tutti e 12 i cortili sono adornati con una moltitudine di piante e fontanelle, un ambiente estremamente curato e paesaggisticamente studiato.

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La fontana nel Patio de los Naranjos.

Il primo cortile che troviamo subito dopo la biglietteria è il Patio de Recibo adornato con archi su colonne, piastrelle tradizionali andaluse e versi dedicate alla bellezza del Palacio. Questo maestoso cortile del XVI secolo fu realizzato da una benestante famiglia con il chiaro obiettivo di mettere in evidenza il proprio status socioeconomico. Una palma domina lo spazio centrale, tutt’attorno, invece, acanthus e gelsomini notturni adornano il porticato.

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Il Patio del Recibo del Palacio de Viana.
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La piccola cappella.

Uno degli ultimi cortili del percorso, invece,  è il Patio de la Capilla. Come ben descrive il proprio nome, in questo cortile si trova una piccola cappella, oggi recuperata. Inoltre, nei pressi di questo spazio del XVII secolo sono apprezzabili vari oggeti archeologici conservati. Oltre agli agrumi, abbelliscono questo patio delle felci, delle edere e alcune primule.

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Il Patio de la Capilla.
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Uno stupendo leccio domina il giardino.

Oltre i cortili, una notevole rilevanza la ha il giardino nobiliare del XIX secolo. Un’area verde voluta dal marchese Villaseca e nella quale possiamo godere dell’ombra propiziata dalle magnolie dai lecci e dagli agrumeti. Nel mezzo si trova una suggestiva fontanella dalla quale spuntano i candidi fiori delle ninfee.

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Una fontanella nel giardino.

In definitiva, il Palacio de Viana rappresenta il lato magnificente di quella soluzione architettonica tipicamente di Cordoba del cortile interno o patio. Un’enfasi di colori e profumi che rendono questo angolo d’Andalusia un luogo unico e assolutamente da visitare.

Cosa vedere nel Palacio de Viana di Cordoba:

  • Tutti i 12 cortili
  • Il bel giardino nobiliare
  • I saloni e le dipendenze
  • La facciata

Per maggiori informazioni sul Palacio de Viana di Cordoba è possibile consultare la pagina web ufficiale o potete contattarmi scrivendo ad andaluciaitalia@gmail.com o compilando il seguente form:

 
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6 ponti d’Andalusia da visitare e conoscere

I ponti sono infrastrutture che uniscono, importanti elementi viari che superano ostacoli. Come vedremo, in Andalusia i ponti hanno per lo più la funzione di attraversare fiumi e valli o collegare penisole. Nella regione sono presenti testimonianze romane, medievali, moderne e contemporanee. Alcuni ponti sono opere che sfidano le leggi della fisica, altre hanno superato il lento trascorrere dei secoli, altri ancora sono progetti firmati da celebri architetti. Tutti i 6 ponti d’Andalusia che propongo, comunque, hanno lasciato il segno nell’identità delle città a cui appartengono.

6 ponti in Andalusia

Ponte della Constitución de 1812 (Cadice)

L’ultimo ponte inaugurato in Andalusia, un ponte modernissimo (2015) che aumenta a 3 i collegamenti di Cadice con il continente. L’aveniristica infrastruttura ospita l’autostrada e per questo motivo rende molto più agevole l’entrata alla città del Carnevale. Il tratto strallato del ponte misura 540 metri, questo fa si che sia un ponte da record, con la maggior luce  libera di tutta la Spagna. I tiranti che sostengono la carreggiata, invece, partono da due torri alte 185 m. La fisionomia del Ponte de la Pepa (la Costituzione del 1812 viene chiamata volgarmente Pepa) è ben visibile dal Puerto de Santa Maria.

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Il Ponte de la Contitución di Cadice.

Ponte dell’Alamillo (Siviglia)

Ponte_Alamillo_Siviglia_andalusiaÈ un famoso ponte sivigliano progettato da Santiago Calatrava. Un’infrastruttura ideata per celebrare Expo ’92, utile per attraversare la darsena del Guadalquivir, collegare l’isola della Cartuja con la città e dare continuità alla circonvallazione urbana SE-30. Un ponte che si erge grazie ad un delicato equilibrio di forze prodotte da un gioco di pesi e tiranti. Un’idea così audace che lo stesso archistar dovette correggere il progetto originale, terminandolo in una maniera più convenzionale.

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Il Ponte dell’Alamillo di Siviglia.

Ponte Isabell II (Siviglia)

Conosciuto come il Ponte di Triana, collega l’omonimo quartiere con il centro storico attraversando la darsena del Guadalquivir. Costruito tra il 1845 ed il 1852 per sostituire l’originale ponte di barche in legno, risulta essere oggi il ponte in ferro conservato più antico della Spagna. Erroneamente spesso si attribuisce questa opera al francese Eiffel. Il ponte di Triana non ha nulla a che vedere con questo progettista, bensì ha molto a che fare con Parigi. Il ponte Isabell II, infatti, è la copia del Ponte del Carrousel sulla Senna, oggi andato distrutto.

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Il Ponte Isabell II di Siviglia.

Ponte Nuovo (Ronda)

Ponte_nuovo-Ronda_AndalusiaSicuramente è il monumento più emblematico della città di Ronda. Un ponte costruito tra il 1759 ed il 1793 per oltrepassare il precipizio di oltre 100 metri scavato dal fiume Guadalevín. La maestosa infrastruttura ha l’utilità di collegare il nucleo storico con i nuovi quartieri sorti dall’espansione urbanistica. Il ponte , che poggia in parte sulla roccia, è in pietra e presenta un alto arco centrale sovrapposto ad un secondo arco attraverso la quale scorre il fiume. Il Puente Nuevo ospita anche delle stanze all’interno della struttura, usate anticamente come carceri.

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Il Ponte Nuovo di Ronda.

Ponte del Cadí (Granada)

Realmente non è un ponte, bensì fu una delle porte alla città medievale di Granada. Un’apertura lungo la muraglia araba Zirì nei pressi del fiume Darro, ad est della città. Oggi si conserva solamente l’inizio dell’arco dell’accesso ed un pilastro poligonale di rinforzo. Tra i tanti ponti lungo la bella e romantica passeggiata del Río Darro di Granada, quello parziale del Cadí è sicuramente il più rilevante a livello storico.

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Il Ponte del Cadí di Granada.

Ponte Romano (Cordoba)

Ponte_romano_Cordoba_andalusia.Un ponte romano del I secolo d.C. che attraversa il fiume Guadalquivir. Questa massiccia infrastruttura viaria, utilizzata dalle varie civiltà che hanno abitato Cordoba, fu per venti secoli l’unico ponte presente in città. È composto da 16 archi e 240 metri di passerella e ospita da una lato la Torre difensiva della Calahorra, dall’altro la Puerta del Puente, uno degli ultimi tre originali accessi alla città. Questo monumento è stato utilizzato come scenografia della famosissima Serie TV “Games of Thrones“.

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Il Ponte Romano di Cordoba.

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ADRENALINICO! Bungee Jumping ad Aznalcóllar, in provincia di Siviglia

Aznalcóllar è un piccolo paese della provincia di Siviglia famoso soprattutto per un grande disastro ambientale avvenuto il 25 aprile del 1998. Con la rottura della diga del bacino di decantazione della grande miniera, infatti, l’acqua contaminata attraversò il Río Agrio ed il Río Guadiamar sino ad infettare 4.500 ettari del Parco Naturale Doñana con le sostanze tossiche prodotte dell’estrazione di zinco, piombo, argento e rame.

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Il bellissimo paesaggio attorno al fiume Agrio.
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Il salto nel vuoto.

Proprio vicino al luogo del disastro, però,  Aznalcóllar cerca di rinascere sfruttando le risorse disponibili nel territorio. Sul ponte de Madroñalejo lungo il bacino artificiale del fiume Agrio, ogni domenica troviamo un piccolo gruppo di persone che dedicano anima e corpo al turismo d’avventura. Oltre ad offrire la possibilità di fare sport estremi in varie parti d’Andalusia, Paraíso Andaluz propone proprio ad Aznalcóllar l’opportunità di fare Bungee Jumping.

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Il ponte de Madroñalejo sul fiume Agrio.

Bungee Jumping in provincia di Siviglia

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Il ritorno a riva dopo il tuffo in acqua.

L’altezza del ponte dalla quale avviene il salto oscilla tra i 18 ed i 25 metri d’altezza, dipendendo dal livello dell’acqua. Quello praticato ad Aznalcóllar in verità viene chiamato “Puenting” dato che la corda non è elastica come nel Bungee Jumping che immaginiamo. Dopo il lancio, l’individuo non “rimbalza” in aria, bensì oscilla come un pendolo da una parte all’altra sino ad essere sganciato in acqua.

L’elettrizzante esperienza, che è possibile effettuare simultaneamente con un’altra persona, può essere ripresa con una telecamera professionale che mette a disposizione l’efficacie e preparata organizzazione. Prima, durante e dopo l’esperienza lo staff rassicura, supporta e scherza con i coraggiosi partecipanti, tutto ciò aiutando a distendere la comprensibile tensione del momento.

Cosa fare ad Aznalcóllar

Una volta vissuta l’avventura principale, è possibile complementare l’adrenalinica giornata sivigliana, facendo il “volo dell’angelo” grazie ad una Zip Line di 100 metri che attraversa il fiume e che si conclude anch’essa con un fresco tuffo in acqua. Per chi avesse avuto abbastanza  emozioni con il Bungee Jumpig, invece, la riva del lago artificiale è il posto ideale per fare un picnic e per rinfrescarsi nelle tiepide acque dolci del Río Agrio.

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Lo Zip Line di Aznalcollár che attraversa il fiume Agrio.

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La città Faro dell’Algarve

La città di 30.000 abitanti di Faro rappresenta senza dubbio il luogo più rinomato di tutto l’Algarve Orientale, grazie soprattutto all’importante aeroporto internazionale che collega la regione con il mondo. Come per gran parte della costa del sud del Portogallo, anche Faro si situa dietro un’ampia fascia lagunare e dune di sabbia. Un ambiente protetto dal Parco Naturale Ria Formosa che si estende oltre Tavira.

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Un bellissimo tramonto guardando la Ria Formosa.
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La particolare architettura delle abitazioni di Faro.

Il capoluogo della regione, oltre ad ospitare gran parte delle sedi amministrative nella zona moderna della città, conserva il nucleo storico. Una città sorta grazie alle civiltà fenicie e cartaginesi che stabilirono in questo luogo un nucleo commerciale lungo la Ria Formosa. Con i romani e gli arabi la città ebbe un’ulteriore crescita, interrotta solo dalla riconquista cristiana nel 1249. Parte del patrimonio monumentale è stato distrutto dal terribile terremoto del 1755, ma l’antico centro, fortunatamente, ancora oggi sopravvive con la tradizionale architettura delle abitazioni che riflettono il passato glorioso della città durante il XVI secolo.

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Una vista dall’alto del nucleo storico.

Cosa vedere a Faro

L’edificio di maggior valore della città è sicuramente la Cattedrale di Faro del XIII secolo. Anch’esso colpito dal terremoto del 1755, è una fusione tra gli stili gotico (stile originale), rinascimentale e barocco (interno). All’interno della costruzione troviamo la Cappella della Nossa Senhora dos Prazeres che è un’autentica meraviglia barocca arricchita con opere intagliate nel legno. Il tutto decorato con marmo e le tradizionali piastrelle portoghesi.

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La Cappella della Nossa Senhora dos Prazeres.

Dall’alto del campanile si apprezza la miglior vista panoramica godibile a Faro. Oltre alla piazza della Cattedrale ed al nucleo storico, dalla torre è percepibile l’Oceano Atlantico alle spalle della zona lagunare e delle umili imbarcazioni dei pescatori locali. Un quadro tipico dell’Algarve Orientale.

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Stupenda vista dal campanile della Cattedrale.
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La cappella-ossario della Cattedrale.

Il chiostro della Cattedrale ospita anche una piccola Cappella di Ossa umane. Nulla comparato con quella che ospita la Chiesa Nossa Senhora do Carmo, una impattante cappella-ossario non raccomandabile per i turisti più sensibili. Questa chiesa barocca, identificabile dalla presenza di due campanili, è del XVIII secolo e all’interno ospita anch’essa delle bellissime statue intagliate in legno.

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La Chiesa Nossa Senhora do Carmo.

Altri beni di rilevanza turistica sono il Palazzo Episcopale, ricostruito dopo il terremoto del 1755 ed oggi chiuso al pubblico, e l’Arco de Vila. Quest’ultimo è un arco barocco inaugurato nel 1812 che contiene un elemento portante medievale del XI secolo. In origine, infattti, questa porta doveva far parte della muraglia araba che proteggeva Faro. Un esemplare unico in tutto l’Argarve.

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Il Palazzo episcopale.
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L’Arco de Vila di Faro.

La parte moderna di Faro

La pressione turistica ha prodotto che la città sviluppasse anche una zona moderna, fuori dal centro storico. Il Porto Turistico con le lussuose barche è sicuramente il simbolo di questa nuova prosperità. Una città, che come gran parte del Portogallo, basa la propria attività turistica sulla ricca eredità artistica, sul paesaggio e sulla vibrante vita sociale e culturale grazie all’intensa agenda di eventi.

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Il moderno porto sportivo della città.

Cosa vedere a Faro (Portogallo):

  • La Cattedrale di Faro
  • Il Palazzo episcopale
  • L’Arco da Vila
  • Chiesa do Carmo
  • Il centro storico
  • Il porto sportivo e la città moderna
  • Il Parco Naturale Ria Formosa
  • Ilha de Faro

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